«Obama, ridacci Guantanamo»

 

Roberto Livi, L'AVANA, 17.07.2015, “Il Manifesto”

 

Cuba. Con un discorso al parlamento, Raúl Castro conclude la prima fase del disgelo con gli Usa

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Cuba, Raul Castro in parlamento

 © La Presse

 

«Con­ti­nue­remo al nostro ritmo la tra­sfor­ma­zione della società cubana… per la costru­zione di un socia­li­smo pro­spero e soste­ni­bile, garan­zia essen­ziale della nostra indi­pen­denza». Di fronte all’Assemblea nazio­nale del potere popo­lare (par­la­mento), il pre­si­dente Raúl Castro ha riba­dito mer­co­ledì le scelte( poli­ti­che e eco­no­mi­che) stra­te­gi­che del governo cubano, basate su un prin­ci­pio fon­da­men­tale: «Tutti i cam­bia­menti neces­sari sono un com­pito esclu­sivo e sovrano del popolo cubano». Que­sto richiamo all’indipendenza e alla sovra­nità nazio­nale ha un pre­ciso e chiaro desti­na­ta­rio: il ver­tice poli­tico degli Stati uniti, Casa Bianca e soprat­tutto il Con­gresso. Il pre­si­dente cubano, infatti, ha con­fer­mato che lunedì a Washing­ton verrà aperta la nuova amba­sciata di Cuba ( secondo fonti uffi­ciose l’ambasciata sta­tu­ni­tense all’Avana dovrebbe essere aperta il 22 alla pre­senza del segre­ta­rio di Stato, John Kerry) e dun­que «saranno uffi­cial­mente rista­bi­lite le rela­zioni diplo­ma­ti­che tra Cuba e Stati uniti».

Con que­sto atto uffi­ciale – ha con­ti­nuato il più gio­vane dei fra­telli Castro — si con­clude la prima fase del pro­cesso ini­ziato il 17 dicem­bre con lo scopo di met­tere fine a più di cinquant’anni di guerra fredda tra i due paesi ed «ini­zia una nuova tappa, lunga e com­plessa» per giun­gere alla piena nor­ma­liz­za­zione delle rela­zioni con Washing­ton, pos­si­bile solo quando verrà tro­vata «una solu­zione ai pro­blemi che si sono accu­mu­lati in più di cin­que decadi». Si tratta di con­ten­ziosi più volte sol­le­vati dal pre­si­dente cubano nei mesi scorsi e che Raúl ha voluto riba­dire: «Non è pos­si­bile man­te­nere rela­zioni nor­mali con gli Stati uniti fino a quando que­sti man­ten­gano il blocco» eco­no­mico e finan­zia­rio nei con­fronti di Cuba. Inol­tre «sarà neces­sa­rio che venga resti­tuito il ter­ri­to­rio ille­gal­mente occu­pato dalla Base navale (Usa) a Guan­ta­namo» , che «ces­sino le tra­smi­si­soni della radio e tv (Martí)… volti a pro­muo­vere la sov­ver­sione (a Cuba)» e infine che «si com­pensi il popolo cubano per i danni umani ed eco­no­mici pro­vo­cati dalla poli­tica degli Stati uniti».

Alla vigi­lia dell’apertura delle amba­sciate nelle scorse set­ti­mane più volte sia rap­pre­sen­tanti del ver­tice poli­tico cubano, in pri­mis il primo vice­pre­si­dente Machado Ven­tura, sia vari com­men­tati hanno sot­to­li­neato che la nuova poli­tica inau­gu­rata dal pre­si­dente Obama non pre­scinde dai «vec­chi obiet­tivi», ovvero «il cam­bio del sistema socia­li­sta a Cuba». Ai metodi chia­ra­mente inter­ven­zio­ni­sti dei pre­ce­denti pre­si­denti, Obama, dun­que, vor­rebbe sosti­tuire il «guanto di vel­luto» di una pene­tra­zione eco­no­mica asso­ciata a una poli­tica «di raf­for­za­mento della società civile cubana» volta chia­ra­mente a cam­biare le scelte socia­li­ste del governo.
Tenendo conto di que­sta nuova fase Raúl Castro ha insi­stito sul fatto che l’«attualizzazione del nostro modello eco­no­mico e sociale», ovvero il pro­cesso di riforme in corso da tre anni, è un com­pito esclu­sivo del popolo cubano e del par­tito comu­ni­sta che, in que­sto modello, ne «rap­pre­senta l’avanguardia». Com­pito non sem­plice, per­ché le sfide che ven­gono dalla pro­gres­siva nor­ma­liz­za­zione con la grande potenza eco­no­mica e impe­riale del Nord, non sono certo facili. Da una parte un sistema di libe­ri­smo sel­vag­gio e glo­ba­liz­zato, dall’altra un socia­li­smo basato su un quasi totale con­trollo cen­tra­liz­zato e sta­tale dell’economia, che deve rin­no­varsi ma man­te­nendo le con­qui­ste sociali, spe­cie nel campo dell’educazione e della salute pub­blica, oltre che nella pro­te­zione degli strati più deboli. Que­sti temi saranno affron­tati nel set­timo Con­gresso del par­tito comu­ni­sta, con­vo­cato per l’aprile dell’anno pros­simo e che si con­cen­trano «nell’elaborazione della con­cet­tua­liz­za­zione teo­rica del socia­li­smo in Cuba» e nelle« linee e set­tori stra­te­gici che saranno le basi dello svi­luppo eco­no­mico e sociale fino al 2030».

Di fronte alla sfida del cam­bia­mento, e alla pesante situa­zione eco­no­mica che vivono i cubani, con «i prezzi del set­tore ali­men­tare che aumen­tano più della cre­scita dei salari», il pre­si­dente ha voluto lan­ciare qual­che nota di otti­mi­smo. Innan­zi­tutto che «stiamo inver­tendo » il forte ral­len­ta­mento della cre­scita del Pil negli ultimi anni (cre­sciuto nel 2014 solo dell’1%, meno della metà del pre­vi­sto): «Al 30 giu­gno il Pil è cre­sciuto del 4,7% e sti­miamo che alla fine dell’anno la cre­scita sarà attorno al 4%, men­tre –ha infor­mato Raúl — l’inflazione si man­tiene tra il 3 e il 5%… e si man­tiene l’equilibrio mone­ta­rio e finan­zia­rio».
Al pre­si­dente Obama, Raúl chiede di «con­ti­nuare a usare le sue facoltà ese­cu­tive (ovvero senza l’approvazione del Con­gresso) per sma­tel­lare aspetti della poil­tica (di blocco eco­no­mico) che cau­sano danni e pri­va­zioni al nostro popolo».